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RICONOSCIMENTO DEL DANNO MORALE PER I CITTADINI COSTRETTI A VIVERE IN UN AMBIENTE ALTAMENTE INQUINATO

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La terza sezione civile della Cassazione con la sent. num. 11059 del 2009 ha riconosciuto, quale danno non patrimoniale, la sofferenza di chi è costretto a vivere in un ambiente altamente inquinato nella continua preoccupazione di un aggravamento della propria salute. Il danno morale riconosciuto dalla Suprema Corte consiste proprio nel “patema d'animo” provato da tutti quei cittadini che vivono, o hanno vissuto per un lungo periodo, in un ambiente contaminato da sostanze tossiche, quali ad esempio la diossina.
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RESPONSABILITA' IN CASO DI TAMPONAMENTO DI VEICOLI A CATENA

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Con la sentenza datata 3 luglio 2008, n. 18234 la Corte di Cassazione, III sezione civile, ha confermato il principio di diritto secondo il quale la responsabilità nei casi di tamponamento a catena, tra automobili, sia addebitabile all'ultimo veicolo della colonna andando a confermare una già consolidata sentenza, datata 13 febbraio 1974 n. 358. Ma questo solo nei casi riguardanti il tamponamento tra veicoli fermi.

Ma cosa accade invece se il tamponamento a catena avviene tra veicoli in movimento?

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DANNO MORALE

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RISARCIMENTO DANNI : CRITERI PER LA LIQUIDAZIONE DEL DANNO MORALE.
La Cassazione,  in una recente sentenza (N. 5795/2008) ha stabilito che in caso di accertamento di un danno biologico di rilevante entità e di durata permanente, il danno morale, inteso come lesione dell’integrità morale della persona, non può essere liquidato in automatico e in  percentuale  rispetto a   quanto liquidato per danno biologico,  in quanto non è affatto  una lesione di minor conto. Il danno morale, infatti, è ingiusto come il danno biologico e nessuna norma costituzionale consente al Giudice di stabilire che l’integrità morale valga meno di quella fisica. “Il danno morale ha una sua fisionomia e precisi referenti costituzionali e dunque il suo ristoro deve essere satisfattorio e non simbolico”.

 

 

equa riparazione per eccessiva durata del processo.

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La Cassazione, con sentenza della prima sezione n. 8523 del 3 aprile 2008, ha ancora una volta confermato il diritto degli utenti del servizio "giustizia" ad essere risarciti in caso di eccessiva durata del loro processo, senza necessità di prova del danno non patrimoniale subito.

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