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Giustizia per tutti

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L'assegno di divorzio può essere stabilito tra le parti anche "una tantum"

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La legge sul divorzio, all'articolo 5 della legge 789/1970, nel testo riformato con la  legge 74/1987,  prevede la possibilità per i coniugi divorziandi di accordarsi stabilendo che l'assegno di divorzio, anzicchè essere periodico, sia versato "una tantum", ovvero una volta per tutte, dal coniuge obbligato. In questo caso, dunque,   l'assegno  di divorzio "una tantum" viene determinato e  pagato una volta per tutte al coniuge avente diritto.  Non solo,   le parti possono accordarsi anche nel senso di prevedere a favore del  coniuge che  ha diritto all' assegno di divorzio, in luogo di quest'ultimo,    l’attribuzione in suo favore di un bene, o di altra utilità, definendo così una volta per tutte i rapporti patrimoniali tra di loro intercorrenti.  

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Il genitore separato ha l'obbligo di mantenimento dei figli anche se è disoccupato

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 E’ quanto statuisce da sempre la Cassazione civile con sentenze pressoché conformi, riprese dai Tribunali civili di tutta l’Italia. In caso di separazione tra i coniugi, stabilisce la Cassazione, il contributo economico del genitore disoccupato al mantenimento della prole sarà minimo ma in ogni caso sarà disposto dal Giudice, che farà riferimento alla sua capacità di lavoro generica. La Cassazione a tal proposito afferma che a seguito della separazione personale dei coniugi, la loro prole ha un vero e proprio diritto ad un mantenimento tale da garantire un tenore di vita corrispondente alle risorse economiche della famiglia ed analogo, per quanto possibile, a quello goduto prima della separazione dei genitori. Ed al rispetto di tale diritto i genitori non possono sottrarsi adducendo la loro disoccupazione.

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CAMBIO DI ROTTA DELLA CASSAZIONE : NON E' REATO NON VERSARE ASSEGNO DI MANTENIMENTO PER I FIGLI SE L'ALTRO CONIUGE PUO' MANTENERLI

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Cambio di rotta della Cassazione sugli obblighi dell'ex coniuge verso i figli. Infatti, l’ex marito che non versa l’assegno di mantenimento alla moglie per i  figli non commette reato, se la donna può comunque provvedere lei, e vi provvede in concreto, non facendo   mancare ai minori i mezzi di sussistenza.

Si tratta dunque, in tal caso, secondo la cassazione,  di un’inadempienza civilistica che non ha alcuna rilevanza penale.

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SE LA EX MOGLIE RIFIUTA LAVORO, BISOGNA CONTINUARE A MANTENERLA !

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Se la  moglie divorziata,   titolare di assegno di mantenimento divorzile da parte dell'ex marito,  rifiuta di accettare un lavoro perchè  lo ritiene poco adatto alle sue concrete esigenze,  il suo ex deve   continuare a mantenerla! E' quanto  afferma la prima sezione civile della Corte di Cassazione (sentenza n. 22504/2010) che ha respinto un ricorso presentato da un ex marito che richiedeva  l'annullamento  dell'assegno divorzile per la sua ex che aveva rifiutato  un'offerta lavorativa preferendo tornare all'universita'.

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L'OBBLIGO DI MANTENIMENTO CESSA SE IL FIGLIO MAGGIORENNE LAVORA

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L'obbligo di mantenimento del figlio maggiorenne può ritenersi cessato quando sia fornita nel giudizio relativo ( ovvero quello di separazione o di divorzio o di modifica delle condizioni stabilite nei predetti giudizi)  la prova, da parte  del genitore onerato, che il figlio ha raggiunto l'indipendenza economica, o è stato posto nelle condizioni concrete per conseguirla, ovvero che il mancato svolgimento di un'attività lavorativa dipende da un atteggiamento del figlio colposo od inerte.  E' quanto ha stabilito la Cassazione civile con sentenza n. 21773 del 2008 nella quale, affermando  il suddetto principio,  ha accolto il ricorso di un padre che chiedeva la revoca dell’assegno di mantenimento del figlio maggiorenne, atteso che quest’ultimo era stato assunto, seppur in prova, presso una compagnia aerea.

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I NONNI NON POSSONO AGIRE IN GIUDIZIO PER FAR VALERE IL DIRITTO DI VISITA

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la Cassazione,  con la sentenza n. 22081 del 2009, torna a parlare del diritto di visita dei nonni  per affermare che allo stato  attuale manca una disposizione di legge  che riconosca in capo ai nonni la legittimazione processuale onde far valere il loro diritto di visita dei nipoti.

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