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Giustizia per tutti

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SE LA EX MOGLIE RIFIUTA LAVORO, BISOGNA CONTINUARE A MANTENERLA !

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Se la  moglie divorziata,   titolare di assegno di mantenimento divorzile da parte dell'ex marito,  rifiuta di accettare un lavoro perchè  lo ritiene poco adatto alle sue concrete esigenze,  il suo ex deve   continuare a mantenerla! E' quanto  afferma la prima sezione civile della Corte di Cassazione (sentenza n. 22504/2010) che ha respinto un ricorso presentato da un ex marito che richiedeva  l'annullamento  dell'assegno divorzile per la sua ex che aveva rifiutato  un'offerta lavorativa preferendo tornare all'universita'.

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IL BENE DONATO AL CONIUGE RESTA A LUI ANCHE DOPO LA SEPARAZIONE

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Lo ha stabilito il Tribunale di Monza, sez.I, con sentenza del 03 settembre del 2009( n. 2418). Tale sentenza  ha stabilito che l'acquisto di un immobile,  con denaro in tutto io in parte di un coniuge e la contestuale intestazione dello stesso all'altro coniuge,  costituisce una donazione indiretta.    

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ANCHE UN MATRIMONIO DI POCHI GIORNI E "NON CONSUMATO" PUO' FAR SORGERE IL DIRITTO ALL'ASSEGNO DI MANTENIMENTO

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La Corte di Cassazione, I sez. Civile, ha stabilito che anche un matrimonio di brevissima durata e non consumato fa sorgere il diritto al mantenimento (sentenza num. 2721/2009).
La legge su questo è chiara: le condizioni per far sorgere il diritto al mantenimento, in favore del coniuge cui non sia addebitabile la separazione, sono: 1) la non titolarità di adeguati redditi propri, e cioè la non titolarità di redditi che  consentano al richiedente di mantenere un tenore di vita analogo a quello mantenuto in costanza di matrimonio (qualsiasi sia stata la durata delle nozze), e 2) la sussistenza di una disparità economica tra gli ex coniugi (come sancito all’art. 156 comma 3 codice civile).
Se dopo la separazione, infatti, sussiste realmente un cambiamento in peggio del tenore di vita di uno  dei coniugi, l’altro non potrà negare il dovuto mantenimento accampando la brevità/mancata consumazione del matrimonio.

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POSSIBILITA' DI ADDEBITO DELLA SEPARAZIONE AL CONIUGE CHE OSTACOLA LA REALIZZAZIONE PROFESSIONALE DEL PARTNER

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Con la sent. num. 8124/2009 la Corte di Cassazione, I sez. civile, ha sancito la possibilità di addebitare la separazione al coniuge che, con la sua condotta, ha ostacolato la realizzazione professionale del partner. 

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L'ASSEGNO DI MANTENIMENTO: DETERMINAZIONE DEL QUANTUM

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In base all'art. 156 c.c. il giudice, nel momento in cui statuisce  la separazione dei coniugi, stabilisce anche il diritto, per il coniuge economicamente più debole, di ricevere dall’altro coniuge quanto è necessario al suo mantenimento, laddove egli non abbia adeguati redditi propri.
L’entità di tale onere (comunemente detto assegno di mantenimento) viene determinato in relazione alle circostanze e ai redditi del coniuge obbligato.
La determinazione del quantum dell'assegno a carico del coniuge onerato  deve essere effettuato sulla base dei suoi mezzi effettivi. Proprio per questa ragione la Corte di Appello di Roma, con la sentenza del 16 luglio 2008, n. 3077, ha sottolineato che nel caso in cui il soggetto obbligato rivesta la qualità di imprenditore commerciale, l'indagine sulle sue reali capacità economiche può anche prescindere dal reddito denunciato al fisco. Infatti potrà essere presa in considerazione dal Giudice non solo la dichiarazione fiscale ma anche tutta una serie di documenti (come le visure camerali) attestanti l'eventuale possesso di altre e maggiori fonti di reddito.
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PERDITA DELL'ASSEGNO DI MANTENIMENTO PER CHI TRADISCE IN PUBBLICO

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La Suprema Corte (prima sezione civile, sentenza n.  292449/2008 ) ha stabilito di recente che non spetta  alcun assegno di mantenimento al  coniuge infedele che rende pubblica la sua relazione.
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