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IL CONIUGE CHE HA RINUNCIATO ALL'ASSEGNO DI MANTENIMENTO NELL'ACCORDO DI SEPARAZIONE, PUO' IN SEGUITO CAMBIARE IDEA?

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Si. Può  farlo,  ma solo nel caso che sono mutate nel frattempo le condizioni di fatto che gli  avevano fatto  rinunciare all'assegno. La prevalente Cassazione ed autorevole dottrina, infatti, ritengono che, in presenza di una modifica dello status quo, il coniuge che aveva rinunciato all'assegno di separazione può agire con una richiesta di modifica del provvedimento e richiedere, ove ne ricorrano i presupposti, la determinazione di un assegno in proprio favore.   

 

IL GIUDICE NON PUO’ DECIDERE SULLA CASA FAMILIARE IN ASSENZA DI FIGLI MINORI O NON AUTOSUFFICIENTI

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 la cassazione  ha ancora una volta confermato l’indirizzo maggioritario in tema di assegnazione della casa coniugale,  ribadendo  ( con sent. I sez. civile del 18/02/08 n. 3934) che,  in virtù  della riforma del diritto di famiglia di cui alla legge n. 54/2006,  il Giudice, se non vi sono figli minori o maggiorenni non autosufficienti, non può adottare con la sentenza di separazione alcun provvedimento in materia di assegnazione della casa coniugale, anche se comune ad entrambi i coniugi.   Tale interpretazione della  legge di riforma del diritto di famiglia, seppur rispettosa del tenore letterale della stessa, pone seri problemi concreti, sopratutto nel caso in cui  susssista una condizione di debolezza ( sopratutto  economica ) di uno dei coniugi ( in genere la donna).  In tal caso infatti, il coniuge debole, anche se proprietario al 50% con l'altro coniuge,  non potrà farsi assegnare dal giudice la casa coniugale in attesa dell'esito del giudizio di  divisione ( che potrà essere intrapreso, si ricorda, solo quando è passata in giudicato la sentenza di separazione).    Ma anche qualora non vi sia un coniuge debole da tutelare, è ovvio che tale  lacuna legislativa comporterà seri problemi concreti, finendo con l'inasprire gli animi dei coniugi separandi i quali sono autorizzati ad ingaggiare una vera e propria guerra ( "la guerra dei rose") onde ottenere - o conservare - il possesso della casa. 

 

AVVISO AI CONIUGI MANESCHI E AGGRESSIVI

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Ha stabilito una recente sentenza della Cassazione ( sez. I 17/12/2007 n. 26571) che i fatti accertati e provati di aggressione a beni e diritti fondamentali della persona, quali l’integrità fisica, morale e sociale dell’altro coniuge, non possono MAI  essere giustificati come reazione al comportamento ( per quanto scorretto) di quest’ultimo e comportano dunque, SEMPRE,   l’addebbitabilità della separazione al coniuge che li ha posti in essere. Come dire che il rispetto della persona e della dignità umana non ammette MAI deroghe.

 

TRUST: ART. 2645 DEL CODICE CIVILE

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TRUST : ART. 2645 TER DEL CODICE CIVILE.
In caso di separazione tra i coniugi, il genitore con il quale i figli non convivono,  può pagare il mantenimento ai figli cedendo al coniuge una casa con vincolo di destinazione.
In sede di separazione consensuale i coniugi si possono accordare nel senso che il coniuge con il quale i figli non convivono possa adempiere all’obbligo di mantenimento  cedendo all’altro coniuge un suo immobile ed apponendo allo stesso un vincolo di destinazione a favore dei figli, cd. “TRUST”. Le parti dell’accordo possono stabilire cioè che l’immobile sia utilizzato dal coniuge cessionario al solo scopo di provvedere alle esigenze di mantenimento dei figli minori e quindi utilizzando i frutti del bene a tale unico scopo. (cfr. Trib. Di Reggio Emilia sez. I civile sentenza 23-26 marzo 2007). E ciò, in genere, sino al raggiungimento dell’autosufficienza economica del più giovane dei figli.

 

ASSEGNAZIONE DELLA CASA FAMILIARE

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ASSEGNAZIONE DELLA CASA FAMILIARE
Il godimento della casa familiare con la legge n. 54/2006 viene attribuito tenendo prioritariamente conto dell’interesse dei figli. Ciò significa che al coniuge con il quale i figli convivono sarà assegnata la casa coniugale. Se mancano i figli, è prevalente, allo stato, l’orientamento giurisprudenziale secondo cui il provvedimento sull’assegnazione della casa familiare non è più automaticamente disposto dal Giudice, non essendo più legato all’ addebitabilità della separazione ad uno dei coniugi ma solo all’interesse dei figli. Se dunque il Giudice non decide in merito e la casa familiare è di proprietà  comune ad entrambi i coniugi, per tutta la durata del processo varranno le regole sulla comunione dei beni. E ciò perché la comunione dei beni tra i coniugi si scioglie solo al momento del passaggio in giudicato della sentenza di separazione.
Comunque, quando un provvedimento di assegnazione vi sia  stato,  il coniuge al quale  la casa è stata assegnata,  ne perde il diritto se : a) si allontana dalla stessa per un lungo periodo, b)  convive more uxorio o c) convola a nuove nozze.

 

AFFIDAMENTO E MANTENIMENTO DEI FIGLI

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AFFIDAMENTO E MANTENIMENTO DEI FIGLI. 
In virtù della legge n. 54/2006,  il Giudice che pronuncia la separazione o il divorzio deve valutare prioritariamente  la possibilità che i figli minori restino affidati ad entrambi i genitori. In questo caso si parla di affidamento congiunto nel quale la potestà genitoriale è di entrambi i genitori che in caso di disaccordo si rivolgeranno al Giudice.

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