Giustizia per tutti

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CODICE ROSSO: LA LEGGE CHE TUTELA LE VITTIME

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La persona  vittima di un reato, come i maltrattamenti in famiglia, lo stalking, la violenza sessuale, dagli inizi del mese di agosto 2019  è meno sola, poiché  è  entrata in vigore la legge n. 69/2019 denominata CODICE ROSSO che la tutela e protegge molto più velocemente ed efficacemente di prima. 

Affinché tale legge risulti realmente efficace è però necessario che la vittima non abbia PAURA  e si affretti a denunciare   l’autore dei reati alla Pubblica Autorità, rivolgendosi  agli Uffici di Pubblica Sicurezza disseminati sul territorio ( Carabinieri e Polizia ), i quali,  ricevuta la denuncia,   metteranno velocemente  in moto la “macchina della giustizia” per assicurare  protezione alla vittima e  una pronta punizione del colpevole.

Dopo la denuncia, infatti, le autorità  di Pubblica Sicurezza  sono tenute all’immediato inoltro della   stessa al Giudice competente ( Pubblico Ministero),  il quale senza ritardo disporrà gli atti di indagine necessari ed urgenti per valutare la fondatezza denuncia; verificati i quali,   disporrà le misure cautelari più opportune per proteggere la vittima, come  l’allontanamento della persona indagata dalla casa familiare e il divieto di suo avvicinamento ai luoghi frequentati dalla vittima.

E a maggiore garanzia dell’effettivo rispetto del divieto, il Giudice potrà ordinare  l’uso del braccialetto elettronico, onde verificare in tempo reale il rispetto del divieto. 

 

CODICE ROSSO: LA LEGGE CHE TUTELA LE DONNE E NON SOLO LORO

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Dagli inizi del mese di agosto 2019  l’Italia  si è dotata di una legge  per punire più efficacemente e velocemente  chi  maltratta,  stalkerizza,  violenta,  il cd. “sesso  debole”,   ovvero  le donne ( ma non solo) e i minori, i diversamente abili, ecc..

La legge  del 19/07/2019 n. 69,   denominata “Codice Rosso”,  è   entrata in vigore agli inizi del mese di agosto 2019 e    prevede   un’accelerazione   per l’avvio del procedimento penale riguardante  alcuni reati, tra cui:  i maltrattamenti in famiglia, lo stalking, la violenza sessuale, con la conseguenza  che saranno adottati più velocemente  i  provvedimenti di protezione delle vittime, essendo  previsto che   gli atti d’indagine  riguardanti i suddetti reati debbano  avvenire senza ritardo.

In  materia di misure cautelari è poi prevista   UN’ ASSOLUTA NOVITA’ : l’uso del braccialetto elettronico quale strumento di garanzia dell’osservanza  delle   misure cautelari dell’allontanamento dalla casa familiare e  del divieto di avvicinamento ai luoghi frequentati dalla vittima. 

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La vendita di semi di cannabis non è reato.

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La Corte di Cassazione Penale a Sezioni Unite è stata chiamata a decidere se la pubblicazione e la messa in vendita di semi di piante idonee a produrre sostanze stupefacenti configuri il reato di istigazione all'uso delle stesse di cui all'art. 82, comma 1, T.U. stupefacenti.  

 Le Sezioni Unite della Corte,  con  sentenza n.47604/2012,  hanno chiarito che "l'offerta in vendita di semi di piante dalle quali è ricavabile una sostanza drogante, correlata da precise indicazioni botaniche sulla coltivazione delle stesse, non integra il reato di cui all'articolo 82 T.U. stupefacenti, salva la possibilità di sussistenza dei presupposti per configurare il delitto previsto dall'articolo 414 codice penale con riferimento alla condotta di istigazione alla coltivazione di sostanze stupefacenti".   E per  stabilire se si tratti oppure no di reato, i Giudici dovranno analizzare l’aspetto soggettivo ovvero la  presenza o meno della  volontà,  di chi offre in vendita i semi,  di istigare altri ad usare stupefacenti:  un elemento soggettivo che i giudici  di merito dovranno verificare analizzando, per esempio,  il  contenuto dell'inserzione pubblicitaria.

In ogni caso, spiega la corte, "la mera offerta in vendita di semi di pianta dalla quale siano ricavabili sostanze stupefacenti - per es. di cannabis-   non è penalmente rilevante, configurandosi come atto preparatorio non punibile perché non idoneo in modo inequivoco alla consumazione di un determinato reato, non potendosi dedurne l'effettiva destinazione dei semi".

 

Nei rapporti sadomaso occorre il consenso continuato della vittima, altrimenti è violenza sessuale

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Si può commettere  il  reato di violenza sessuale continuata ( artt.  81 c.p.c e 609 bis c.p.) anche    in  una  relazione amorosa  di carattere sadomasochista,   ed anche quando gli atti sessuali    costituenti reato, in quanto privi del consenso della vittima,  si sono alternati  a rapporti sessuali ugualmente di carattere violento  ma voluti dalla vittima stessa,  e dunque non costituenti reato. Non solo: si commette il reato di violenza sessuale anche quando il consenso, pur inizialmente espresso dalla vittima,  nel corso del rapporto sessuale venga   meno.    

Questo è quanto si evince  da una sentenza   della  Corte di cassazione penale – la  n. 37916 del 01.10.2012-  che ha destato  qualche perplessità nell’ambito degli  operatori del diritto. E le perplessità nascono proprio dalla natura sadomaso della relazione  “amorosa”,  nel caso posto all’esame della Corte,  tra l’autore del reato e la vittima dello stesso :  relazione  nella quale i protagonisti hanno sempre volutamente praticato  un sesso violento,  accompagnato cioè   da calci pugni schiaffi, ecc.,  insulti  e minacce varie. 

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La Cassazione penale conferma la condanna di un'insegnante per abuso del mezzo di correzione .

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L'insegnante aveva costretto un suo alunno, sopreso a compiere atti  di bullismo, a scrivere  100 volte ''sono deficiente'' sul suo quaderno. Non solo, lo aveva offeso e rimproverato aspramente davanti alla classe in più riprese, tanto da determinare un serio disagio psichico nel minore che aveva dovuto ricorrere alla psicoterapia. 

Ebbene, la   Cassazione penale , sez. VI, sentenza 10.09.2012 n° 34492, l'ha condannata.  

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La condanna per violenza sessuale comporta sempre l’applicazione delle pene accessorie.

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E’ quanto ha stabilito la Corte di Cassazione-sez. penale con la sentenza n. 46215 del 13 dicembre 2011. Si legge infatti nella sentenza che «il reato di violenza sessuale comporta obbligatoriamente, ai sensi dell’art. 609-nonies, co. 2, del codice penale, qualora sia commesso nei confronti di persona che non ha compiuto gli anni diciotto, l’applicazione della pena accessoria dell’interdizione perpetua da qualunque incarico nelle scuole di ogni ordine e grado nonché da ogni ufficio o servizio in istituzioni o in altre strutture pubbliche o private frequentate prevalentemente da minori, trattandosi di statuizione sottratta al potere discrezionale del giudice».

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