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Delitto di maltrattamenti in famiglia: da oggi esteso anche all’amante!

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Con la sentenza num. 7929 del 2011, la VI sez. penale della Corte di Cassazione ha stabilito la possibilità di estendere, anche al soggetto che ricopre la qualifica di amante, la tutela penale apprestata dall'art. 572 c.p. ovvero la previsione, in proprio favore, del delitto di maltrattamenti in famiglia.

Ma come è stato possibile, per i Supremi Giudici, estendere anche all'amante -che per sua stessa natura è un soggetto che si colloca "al di fuori della famiglia"- così come tutelata dal nostro ordinamento, questa fattispecie?

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GUIDA IN STATO DI EBBREZZA: SOSPENSIONE/RITIRO DELLA PATENTE.

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Sotto il profilo giuridico, per stato di ebbrezza si intende, in modo non dissimile dalla scienza medica, una condizione fisiopsichica transitoria dovuta all’ingestione di bevande alcooliche, inducente nell’individuo uno stato di alterazione dei processi cognitivo - reattivi, tale da annebbiare le facoltà mentali, incidendo sulla prontezza dei riflessi, senza che ciò debba importare necessariamente la perdita, totale o parziale, della capacità di intendere o di volere, ovvero la degradazione completa della personalità.

Com’è noto, gli effetti dell’ingestione di sostanze alcooliche variano da soggetto a soggetto, essendo strettamente connesse alla sua corporatura, alla tolleranza individuale, al sesso, al metabolismo, al tipo di sostanza alcoolica ingerita, ed alle sue modalità di assunzione (a stomaco pieno o a digiuno).

Proprio per le ragioni anzidette, il parametro di riferimento adottato dal legislatore per valutare lo stato di ebbrezza non è rappresentato dalla quantità di alcool assunta, bensì da quella assorbita dal sangue, misurata in grammi per litro.

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ATTENZIONE A GUIDARE "FUMATI" !

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La Corte di Cassazione, infatti, ha stabilito di recente, con sentenza n. 48004/2009 del 16 dicembre scorso, che chi guida sotto l'effetto del fumo sia punibile a prescindere dalla sottoposizione  a visita medica, nell'immediatezza del fatto. Basta dunque la parola degli agenti accertatori della violazione, che riferiscano la presenza nel soggetto fermato di occhi lucidi e rossi,  e le successive analisi biologiche a far ritenere configurato il reato. 

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DEVE RISARCIRE I DANNI MORALI CHI INSULTA LA PROPRIA SUOCERA: PAROLA DI CASSAZIONE!

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Con la sentenza num. 35874 del 2009 la V sez. Penale della Corte di Cassazione ha stabilito che il coniuge che ingiuria e calunnia la propria suocera, in sua assenza, dovrà risarcire il coniuge per i danni morali subiti.

Lo ha stabilito questa clamorosa sentenza della Suprema Corte che, per la prima volta, ha condannato un uomo a risarcire i danni morali alla moglie perché, in una accesa discussione, ne aveva offeso la madre.

Ma analizziamo ora i fatti posti a fondamento di questa clamorosa sentenza:

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SE IL CANE ABBAIA TROPPO, I VICINI VANNO RISARCITI

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Quando il cane del vostro vicino abbaia troppo e spesso,  disturbando  il vostro riposo, potete chiedere il risarcimento.  Parola di   Cassazione.  Quando dunque, l'abbaiare dei cani, sia in città che in campagna,  va oltre la normale tollerabilità, i vicini disturbati ( a lungo) possono agire denunziando penalmente il loro proprietario per disturbo della quiete pubblica ed ottenere anche il risarcimento dei danni di conseguenza subiti.  

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ABBANDONO DI MINORE: RICONOSCIMENTO DEI DANNI MORALI A FAVORE DELL'EX CONIUGE. RIFLESSIONI SULLA VIOLAZIONE DEGLI OBBLIGHI DI ASSISTENZA FAMILIARE EX. ART. 570 C.P.

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La Corte di Cassazione, VI sez. penale, con la sentenza num. 6575/2009 ha stabilito che se un genitore non provvede al mantenimento dei propri figli, disinteressandosi della loro vita,  potrà essere condannato a risarcire all’ex coniuge i danni morali patiti a causa della sua assenza.
Il genitore “assenteista” potrà inoltre rischiare il carcere se i figli minori abbandonati versavano in stato di bisogno.
Infatti, secondo i Supremi Giudici l’abbandono dei figli minori integra una condotta penalmente rilevante laddove si concretizzi una "propria sistematica e volontaria sottrazione all'obbligo di contribuzione economica e al soddisfacimento delle primarie esigenze di vita dei figli minori", qualunque sia effettivamente il loro status economico.

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