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L’adulterio comporta il diritto al risarcimento del danno: parola di Cassazione!

Il coniuge tradito con modalità mortificanti può chiedere di essere risarcito in un giudizio civile, a prescindere dal procedimento di separazione e dall’addebito. E’ quanto a stabilito la Corte di Cassazione con la sent. n. 18853 del 15 settembre 2011 consacrando un importante principio in materia di danni endo-familiariLa Suprema Corte, infatti, ha affermato che la mancanza di addebito della separazione non è preclusiva di separata azione per il risarcimento dei danni prodotti dalla violazione dei doveri nascenti dal matrimonio e riguardanti diritti costituzionalmente protetti. La violazione dei doveri nascenti dal matrimonio, nel caso di specie dell’obbligo di fedeltà coniugale, non trova, infatti, necessariamente la propria sanzione solo nelle misure tipiche previste dal diritto di famiglia, ma, ove ne sussistano i presupposti secondo le regole generali, può integrare gli estremi di un illecito civile, che dà titolo al risarcimento del danno.


Invero, ha rilevato la Corte, la separazione, con eventuale addebito e conseguenti effetti in tema di perdita del diritto all’assegno e dei diritti successori, o il divorzio costituiscono strumenti accordati dall’ordinamento per porre rimedio a situazioni di impossibilità di prosecuzione della convivenza o di definitiva dissoluzione del vincolo coniugale, così come l’assegno riconosciuto al coniuge in tali casi assolve ad una funzione assistenziale più che risarcitoria. Non va escluso, pertanto, che un determinato comportamento rilevante ai fini della separazione o del divorzio possa assumere una concorrente rilevanza quale fatto generatore di responsabilità ai sensi dell’art. 2043 del c.c. Anche nell’ambito della famiglia, infatti, i diritti inviolabili della persona rimangono tali, cosicchè la loro lesione da parte di altro componente della famiglia può costituire presupposto di responsabilità civile. Ciò premesso, la violazione dei doveri matrimoniali non può considerarsi di per sé idonea ad integrare automaticamente una responsabilità risarcitoria, dovendo, in particolare, quanto ai danni non patrimoniali, riscontrarsi la sussistenza di tutti i presupposti ex art. 2059 c.c. Pertanto, la violazione del dovere di fedeltà, oltre a costituire presupposto per l’addebito della separazione, può costituire fonte di obbligo risarcitorio  se sussiste il requisito del nesso di causalità fra detta violazione e il danno, il quale dovrà consistere non solo nella   sofferenza psichica causata dall’infedeltà e dalla percezione dell’offesa che ne deriva, ma soprattutto nella compromissione di un interesse costituzionalmente protetto. E’, ad esempio, il caso dell’infedeltà, che per le sue modalità e in relazione alla specificità della fattispecie, abbia dato luogo ad una lesione della salute del coniuge, ovvero sia sfociata in comportamenti che, oltrepassando i limiti dell’offesa di per sé insita nella violazione dell’obbligo in questione, abbia determinato una lesione della dignità della persona.

 

Ultimo aggiornamento ( Venerdì 23 Settembre 2011 11:34 )  
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