ASCOLTO DEL MINORE: REGOLE PROCESSUALI E DEONTOLOGIA FORENSE

La suprema Corte, in una recente pronuncia a Sezioni Unite, ha affrontato la problematica della deontologia forense in materia di audizione del minore, rilevando la necessità, anche per gli avvocati, di rispettare i diritti dei minori coinvolti nella separazione e/o divorzio dei propri genitori.

Nel caso in esame, con la sentenza num. 1850 del 29/01/2009 emessa  dai Supremi Giudici, un avvocato è stato sanzionato per la violazione dei doveri di dignità, decoro e lealtà professionali per aver intrattenuto colloqui con i figli minorenni della propria assistita, senza il consenso dell’altro genitore e in spregio delle disposizioni del Giudice che stava curando la separazione.

Per poter comprendere questa sanzione cerchiamo di analizzare le norme giuridiche che, nello specifico, devono rispettare tutti gli operatori del diritto in caso di ascolto di minore.

Le regole che disciplinano l’audizione dei bambini, durante la procedura di separazione dei propri genitori, sono disciplinate dalla legge 54/06 (cd. Legge sull’Affidamento Condiviso).

Inoltre l’art. 155 sexies, I comma, del codice civile stabilisce che: “Prima dell’emanazione, anche in via provvisoria, dei provvedimenti di cui all’art. 155, il Giudice può assumere, ad istanza di parte o d’ufficio, i mezzi di prova che ritiene opportuni.Il Giudice dispone, inoltre, ( laddove ne ravvisi un interesse)  l’audizione del figlio minore che abbia compiuto gli anni 12 o anche di età inferiore, ma solo se capace di discernimento.

Urge però sottolineare che i Giudici, che siano di merito o di legittimità, sono sempre prevalsi da un atteggiamento di prudenza e di protezione nei confronti dei più piccoli, dettato dalla necessità di non turbarli, durante la procedura di ascolto. Da qui il carattere eccezionale dell’audizione, limitata esclusivamente ai casi necessari e rimessa al prudente apprezzamento del Giudice.

L’art. 155 sexies c.c. non deve però trarre in inganno perché, sebbene il legislatore abbia inserito tale previsione dopo i poteri istruttori del Giudice, l’ascolto del minore non deve essere mai considerato un mezzo di prova, in quanto non  finalizzato ad acquisire elementi istruttori, ma solo a garantire ai minori il diritto di esprimere i propri bisogni e desideri in un momento così delicato, quale la separazione dei loro genitori.

In tal senso, la loro audizione rappresenta un’ importante fonte di conoscenza per il Giudice che ha così la possibilità di conoscere, nel modo corretto, l’effettivo interesse del principale destinatario dei propri provvedimenti.

L’audizione del minore, soprattutto se il bambino risulta conteso dai suoi genitori, rappresenta quindi sia un diritto del minore che uno strumento di cognizione del Giudice.

Tuttavia mi preme precisare che il riconoscimento di questo diritto non attribuisce al minore, che viene ascoltato, la qualifica di parte in senso tecnico del procedimento. Non viene dunque a configurarsi la necessità della nomina di un rappresentante nel corso del giudizio.

Quindi, concludendo, l’audizione può disporsi solo se conveniente per il minore facendo salvo il potere discrezionale del Giudice di non disporla nel momento in cui risulti contraria all’interesse del piccolo, o se dall’ascolto potrebbe derivargli un pregiudizio, ovvero, quando egli difetti della capacità di discernimento (che viene presunta se il minore ha compiuto gli anni dodici, mentre deve essere provata se il minore ha un’età inferiore).

In particolare, due sono le condizioni che consentono al Giudice di procedere all’ascolto del minore infradodicenne: 1) se l’oggetto del contendere è una controversia genitoriale e 2) se il minore viene giudicato capace di discernere, ovvero se trapeli una giusta maturità nella rielaborazione  corretta della vicenda che lo riguarda.

Per quanto concerne, invece, le modalità in cui si svolge l’audizione, l’ascolto può essere diretto, ossia effettuato dal Giudice, o indiretto, e, quindi eseguito da esperti del settore (psicologo o assistenti sociali) nominati ai sensi dell’art. 68 c.p.c.

E’ bene chiarire, in ultimo, che l’ascolto del minore non deve risolversi mai nella richiesta di un suo parere circa la questione oggetto del procedimento, né nella “scelta” tra i suoi genitori; al contrario, il Giudice deve comprenderne le sue personali esigenze affettive e, soprattutto, non deve assecondarne tout court i suoi desideri, ma deve vagliarli per poter, infine, decidere quale sia il suo effettivo benessere.

Per una maggiore completezza espositiva, citiamo alcune rilevanti sentenze in materia:

1) “Per decidere l’affidamento nei procedimenti di separazione tra coniugi devono essere ascoltati anche i figli minorenni sempre che ciò non causi loro un danno”.  (Suprema Corte di Cassazione, Sezioni Unite Civili, sentenza n. 22238/2009).

2 )”Nel procedimento disciplinato dall’art. 250. IV comma, con riguardo al riconoscimento del figlio naturale che non abbia compiuto i 16 anni , il figlio non assume la qualità di parte, per cui non è necessaria la nomina di un curatore speciale. Inoltre, posto che la prescrizione concernente l’audizione del minore è rivolta a soddisfare l’esigenza di accertare se il rifiuto del consenso dell’altro genitore, che per primo abbia proceduto al riconoscimento, risponda o meno dell’interesse del figlio, tale audizione può essere disposta anche d’ufficio, col solo limite dell’incapacità del minore, per età o per altra causa, di affrontare l’esame e di rispondere coerentemente alle domande. Il Giudice ha l’obbligo di esporre le ragioni che hanno impedito l’incombente solo se il relativo adempimento sia stato a lui richiesto o il mancato ascolto sia stato eccepito ed il vizio procedurale dipendente dalla mancata audizione del minore non è rilevabile d’ufficio, ma deve essere eccepito dalla parte” ( Cass. Civ. Sez. I 11/01/2006)

 

Lascia un commento