Diritto Famiglia

LA LEGGE SULLE UNIONI CIVILI : LE CONVIVENZE DI FATTO SONO REGOLATE TRAMITE GLI AVVOCATI

La  legge sulle unioni civili  ( Legge 20 maggio 2016, n. 76 ) va a regolamentare  oltre alle unioni civili anche le  convivenze di fatto prevedendo la possibilità    di stipulare  contratti che regoleranno il  rapporto di convivenza delle  coppie di fatto.  Tali contratti    potranno essere stipulati per il tramite di avvocati oltre che di notai. La  […]

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UNIONI CIVILI : COSA DICE LA NUOVA LEGGE

Finalmente anche  l’Italia si è dotata di una legge che permette a due cittadini dello stesso sesso di godere di diritti che, prima, erano riservati alle sole coppie eterosessuali. L’introduzione del nuovo istituto nasce dalla esigenza  di rispondere alle pressioni interne, da parte della magistratura – la   Corte Costituzionale e  la Corte di Cassazione-, ed

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IL DIRITTO DI RICHIEDERE UNA QUOTA DEL TFR PERCEPITO DALL’ EX CONIUGE

L’art. 12bisl.n.898/1970 prevede che solo l’ex  coniuge titolare di un assegno di divorzio possa chiedere e ottenere il 40% dell’indennità totale di fine rapporto (TFR) percepita dall’altro ex coniuge,  riferibile agli anni in cui il rapporto di lavoro è coinciso con il matrimonio. La giurisprudenza  ha SEMPRE interpretato tale  norma nel senso di ritenere  che tale diritto alla quota

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LE SPESE STRAORDINARIE PER I FIGLI NON POSSONO ESSERE RICOMPRESE NELL’ASSEGNO DI MANTENIMENTO

E’ quanto ha stabilito la Corte di Cassazione sez I con sentenza n. 11894 del 9/6/2015 con la quale ha affermato che le spese straordinarie ( ovvero quelle scolastiche, mediche e ricreative, non prevedibili  a priori  ) vanno previste a parte e non possono essere ricomprese  nell’assegno di mantenimento  dei figli posto a carico del

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SI DELLA CORTE DI APPELLO DI NAPOLI ALL’ADOZIONE RECIPROCA DEI FIGLI DA PARTE DI DUE DONNE FRANCESI

La Corte d’appello di Napoli, con recente ordinanza ( del 30/03/2016, depositata il 05/04/2016) , ha ordinato la trascrizione di due sentenze francesi di adozione incrociata  dei figli di due donne,   coniugate, che ne avevano fatto richiesta (  ovvero: ognuna aveva richiesto, ed ottenuto,  l’adozione del figlio dell’ altra).      Questi i fatti:  due donne,

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ASSEGNO DI DIVORZIO ALLA EX MOGLIE: SEMPRE PIU’ DIFFICILE OTTENERLO

Sono finiti i tempi in cui era facile per la donna ottenere  l’assegno di divorzio   solo in virtù  del fatto che durante il   matrimonio   fosse stata   casalinga. Complice il nuovo orientamento della Cassazione, i tribunali di tutta Italia   sono oggi sempre meno propensi a riconoscere il diritto al predetto  assegno se

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Fare shopping compulsivo è motivo di addebito della separazione.

  Lo ha sancito la Suprema Corte di Cassazione  con la Sentenza n. 25842 del 18 novembre 2013 che ha  confermato   la decisione della  Corte di Appello ed ha dunque affermato  il principio secondo cui praticare  lo “shopping compulsivo”, sperperando il danaro di  famiglia,  è motivo di addebito della separazione perché comportamento contrario ai doveri

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Assegno di divorzio: non pagare è reato

  La Corte Suprema di Cassazione con sentenza a sezioni unite penali, n. 23866/13 del 31.05.2013,   ha stabilito, dirimendo il conflitto esistente in proposito, che non pagare l’assegno  di divorzio integra il reato di cui al primo comma dell’art. 570 codice penale,   che prevede la pena della reclusione in alternativa alla multa,  e non il

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Il Giudice di appello può ridurre l’assegno di mantenimento se non arrivi a fine mese.

  Per venire incontro al uno dei tanti padri separati che non ce la fa a sbarcare il lunario dovendo far fronte all’improvviso aumento delle sue spese mensili, la Corte d’Appello d’Ancona ha ridotto l’assegno di mantenimento ad una ex moglie proprio sul rilievo che dopo la separazione le spese per il coniuge obbligato erano

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Le libere professioniste che adottano un bambino hanno uguali diritti delle lavoratrici dipendenti

  La Corte Costituzionale ha stabilito con la  sentenza 22.11.2012 n° 257,  che alle donne libere professioniste che adottino un bambino, spetta, al pari delle altre lavoratrici, l’indennità di maternità per cinque mesi (e non per tre). La Corte,  infatti,  ha dichiarato l’illegittimità costituzionale dell’articolo 64, al comma 2, del decreto legislativo 26 marzo 2001,

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